Caccavella (dal greco càccabos/càccabe)

C’è un proverbio che dice “sò e fierr a ffà u mast” (gli attrezzi giusti rendono più bravo il maestro)… e allora è inutile che stiamo a parlare di ricette, di ingredienti, di quanto tempo “ha da pippiare” un ragù o del tipo di fagiolo migliore da utilizzare per la zuppa di turno, se per prepararli non siamo equipaggiati con un’ottima “caccavella”

La caccavella, viene utilizzata per cuocere il ragù o le zuppe, mentre il caccaviello, per le cose da bollire, in quanto più alto per evitare che la schiuma del bollore cada fuori

La caccavella, viene utilizzata per cuocere il ragù o le zuppe, mentre il caccaviello, per le cose da bollire, in quanto più alto per evitare che la schiuma del bollore cada fuori

Il caccaviello è più alto della caccavella

Il caccaviello, più alto della caccavella, si usa per bollire, in modo che la schiuma di bollitura non cada fuori

Caccabus - paiolo in rame ritrovato durante alcuni scavi archeologici a Roma

Caccabus – paiolo in rame ritrovato durante alcuni scavi archeologici a Roma

Questa napoletanissima pentola o pignatta, tegame in creta, di dimensioni minori rispetto al “càccavo” di rame – da cui discende – dalla tipica forma bassa e panciuta, di cui “cacavella” è il diminutivo femminile riferito alla pentola più bassa, mentre con “caccaviello” – diminutivo maschile – si intende la pentola alta, utilizzata anche e soprattutto per cuocere la pasta. Però, prima di descrivere i diversi significati secondari di questo termine, mi sembra giusto sottolineare la sua derivazione etimologica; siamo davanti a una parola, come tante, derivata dalla lingua degli antichi fondatori della città di Napoli, quei greci che hanno mischiato la loro storia e i loro miti col Sud Italia.

il putipù, a Capri detto crò-crò, è uno strumento fondamentale per suonare le tarantelle

il putipù, a Capri detto crò-crò, è uno strumento fondamentale per suonare le tarantelle

Infatti “caccavella” sembra decisamente derivare dal termine greco “càccabos” e/o “càccabe” con significato di pentola, marmitta, paiolo, con la sola mutazione della b in v (come per vacile, varca, vasà, vàttere, gravone, ecc.)

Infine veniamo ai significati secondari; per “caccavella” si intende un donna bassa e grassa, corpulenta; oppure un orologio di cattiva qualità o dall’incerto funzionamento (forse con allusione, per la sua forma, alla “cipolla” da taschino);

però quello più particolare resta il “putipù”, uno degli strumenti da tarantella consistente proprio nella pentola di creta ricoperta di una membrana di pelle, al cui centro è infisso un bastoncino di legno che, sfregato con la mano bagnata di acqua, produce un caratteristico suono cupo, e che a Capri in particolare, viene definito “crò-crò”

 

 

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