Casa come me – Villa Malaparte

“V’era a Capri, nella parte più selvaggia, più solitaria, più drammatica, in quella parte tutta volta a mezzogiorno e ad oriente, dove l’Isola da umana diventa feroce, dove la natura si esprime con una forza incomparabile, e crudele, un promontorio di straordinaria purezza di linee, avventato in mare come un artiglio di roccia…”

La casa Malaparte si sviluppa su un promontorio di roccia chiamato Punta Massullo

La casa Malaparte si sviluppa su un promontorio di roccia chiamato Punta Massullo

Con queste parole Curzio Malaparte descriveva l’inizio, l’ispirazione di quello che sarebbe diventato un prodigio dell’architettura mondiale di inizio Novecento, la Casa come me o Casa Malaparte.

Ma andiamo per gradi: cerchiamo di conoscere e comprendere la personalità del proprietario, committente e quasi sicuramente progettista di questa abitazione del tutto particolare e divergente, a un occhio superficiale, dalla tipiche costruzioni dello stile mediterraneo o comunque caprese.

Curzio Malaparte è stato un grande protagonista della cultura internazionale.
Nel 1925, dopo aver letto un testo del 1869 dal titolo “I Malaparte e i Bonaparte”, il giovane scrittore Kurt Erich Suckert, figlio di un tintore sassone trasferitosi in Toscana, decise di cambiar nome.  Scelse Malaparte perché lo ritenne più attraente degli altri, e quando Mussolini gli chiese il perché di tale nome la risposta fu ” Ho scelto Malaparte perché Bonaparte è finito male, a me invece andrà certamente meglio”. Lo scrittore era convinto che il nuovo pseudonimo sarebbe stato di grande effetto sui suoi lettori. Fu uno dei fondatori del Partito Fascista, ma era un fascista atipico. Da un lato considerava Mussolini come il migliore allievo di Lenin e di Trotski e dall’altro denunciò la tirannia di Hitler. In seguito ad una serie di lettere diffamatorie inviate ad Italo Balbo, il Duce lo punì e lo escluse dal Partito condannandolo a cinque anni di confino sull’isola di Lipari. Dopo sette mesi d’esilio a Lipari, lo scrittore fu trasferito ad Ischia per motivi di salute, e poi, grazie all’amicizia con il conte Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, ottenne una riduzione della pena ed il trasferimento a Forte dei Marmi, dove sconterà la sua condanna. Nel 1936 Curzio Malaparte è ospite a Capri del medico e scrittore svedese Axel Munthe. Dopo una passeggiata a Capo Massullo ebbe la visione e l’ispirazione di Casa Malaparte. Si attivò per acquistare questo promontorio di roccia da un pescatore, Antonio Vuotto, millantando il desiderio di impiantarvi un allevamento di conigli. In realtà subito si attivò presso le autorità locali, aiutato dall’amicizia con Ciano, anch’egli frequentatore abituale dell’isola, per ottenere i permessi ci costruzione dell’abitazione e della strada per arrivarvi. Come disse in seguito: “La casa c’era già, io ho disegnato il paesaggio!

La forma e i colori particolari di casa Malaparte hanno destato sempre pareri discordanti

La forma e i colori particolari di casa Malaparte hanno destato sempre pareri discordanti

Casa come me – Ma veniamo adesso alla costruzione; Malaparte scelse, per il progetto, Adalberto Libera, l’architetto del palazzo dell’E.U.R a Roma, uno dei pionieri del razionalismo italiano, molto conosciuto per le sue idee futuriste; invece per la costruzione si affidò al maestro muratore caprese Adolfo Amitrano, “il migliore, il più onesto, il più intelligente, il più probo, fra quanti abbia mai conosciuti”. In realtà pare che il progetto originario di Libera fosse in linea con la tipica architettura caprese e che il risultato finale sia stato in gran parte frutto delle intuizioni visionarie dello stesso Malaparte.

A prima vista assomiglia più ad un immenso mattone caduto sulla roccia che ad un’abitazione. Ma poi, a ben guardare, la struttura è in assoluta sintonia con la natura che la circonda, e finisce col sembrare una naturale elevazione del promontorio.

“I problemi da risolvere non erano pochi, e non erano facili. A cominciare dall’orientamento poiché c’era da scegliere fra due venti, il greco e lo scirocco, che vi battono spesso. E io preferii affrontarli col gomito, per così dire, orientando la casa con gli angoli volti a tagliare i quattro punti cardinali. In quanto alla sua forma, essa mi era dettata dall’andamento della roccia, dalla sua struttura, dalla sua pendenza, dal rapporto dei suoi sessanta metri di lunghezza con i suoi dodici metri di larghezza. La feci lunga, stretta dieci metri, lunga 54. E poiché, a un certo punto, dove la roccia si innesta al monte, la rupe si incurva, si abbandona, formando come una specie di collo esile, io qui gettai una scalinata, che dall’orlo superiore della terrazza scende a triangolo.”

Una delle intuizioni geniali fu quella di trasformare le finestre in quadri, utilizzando il panorama circostante come fondale

Una delle intuizioni geniali fu quella di trasformare le finestre in quadri, utilizzando il panorama circostante come fondale

Nel 1938 Capo Massullo è suo. Una roccia di 70 metri di lunghezza e 15 di larghezza, inaccessibile, a picco sulla baia verde e turchese di Matromania, ed orientata verso sud-est in direzione della penisola Sorrentina. Verso sud si affaccia sui Faraglioni e sullo scoglio del Monacone. Tutto intorno solo il mare, la roccia e la natura selvaggia. Un luogo unico al mondo. I lavori durarono quattro anni, dal 1938 al 1942; all’esterno la casa si collega alla roccia con una grande scalinata strombata di uno stile vagamente Inca che sale fino al tetto-solarium pavimentato in cotto. Sul grande tetto piatto che copre interamente il secondo piano non ci sono più le volte ma c’è un piccolo muro bianco a forma di falce, una vela che protegge lo scrittore dallo sguardo dei curiosi.

Un panorama mozzafiato che varia anche a seconda delle condizioni meterorologiche

Un panorama mozzafiato che varia anche a seconda delle condizioni meterorologiche

Al secondo piano il vasto soggiorno ha il pavimento in basalto grigio come un’antica strada romana, e quattro grandi finestre alte come i muri si aprono sullo splendido paesaggio. Non ci sono infissi, ma ogni apertura ha una cornice di legno di noce. Un vetro montato sul fondo del focolare del camino lascia intravedere il mare attraverso le fiamme, e dall’esterno, se la casa è abitata, si vede il fuoco.
In fondo a tutto, a picco sul mare, lo studio dello scrittore. La decorazione di ogni piastrella del pavimento è una lira d’Orfeo disegnata da Alberto Savinio, e Malaparte amava dire “qui da me si cammina sulle lire”. Lo studio ha tre finestre con tre diverse vedute: da un lato i Faraglioni, dall’altro la Punta della Campanella e dal terzo l’infinito dell’orizzonte.

Il camino, infine, se acceso lascia intravedere la fiamma da chi guarda dall'esterno della casa Malaparte

Il camino, infine, se acceso lascia intravedere la fiamma da chi guarda dall’esterno della casa Malaparte

Fin da subito le reazioni a quella “strana” casa furono varie. La villa, che rappresenta una vigorosa anticipazione del razionalismo italiano, scatena subito la reazione degli architetti e degli storici dell’architettura. Qualcuno parla di “un prodotto rigido ed in collera con la natura”, qualcun altro “di un relitto rimasto sulla roccia dopo il riflusso delle onde”. C’è chi associa la casa a “una barca arcaica e senza tempo in equilibrio tra architettura mediterranea e giochi d’astrazione”. E c’é chi ne parla, invece, come un oggetto in fusione perfetta col paesaggio.
Casa Malaparte seduce perché é la materializzazione della personalità di uno scrittore inquietante e affascinante che ancora oggi fa parlare di se. Perché é il risultato di citazioni letterarie, di memorie politiche, di frammenti di vita. Perché è l’autobiografia di un grande personaggio, il luogo dei suoi ricordi, il manifesto della sua ideologia.

Casa Malaparte fu frequentata da intellettuali e artisti di ogni parte del mondo e fu set cinematografico per il regista Godard, nel film Il Disprezzo

Casa Malaparte fu frequentata da intellettuali e artisti e divenne set cinematografico per il regista Godard, nel film Il Disprezzo con Brigitte Bardot

Il suo fascino è arricchito dalla lunga sequenza di ospiti che, nei decenni, vi hanno soggiornato, Albert Camus, Moravia, Picasso, Togliatti e altri. il regista Jean-Luc Godard scelse per ambientare un episodio del film Il Disprezzo.

Purtroppo dopo la morte di Malaparte, una serie di dispute legali tra i discendenti e gli eredi designati dall’autore ha ottenuto come unico risultato la chiusura al pubblico e l’incuria della villa; ma nella memoria collettiva resta ben salda l’immagine e il fascino esercitato da questo luogo di passione  e pensiero. Sarà anche per questo motivo che ancora quest’anno una foto della casa Malaparte fa bella figura di sè sulla locandina, nientedimeno, del Festival Internazionale del Cinema di Cannes.

Di sicuro la personalità di Malaparte si è fusa con punta Massullo, insinuata come una radice di un arbusto che spacca e trattiene al tempo stesso la roccia salmastra. Infatti oggi, per i capresi, quest’angolo impervio e selvaggio dell’isola viene chiamato Malaparte, semplicemente.

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