Cu sta calandrella… m’acàl p’a cuntròra

Giornate assolate d’estate, la luce abbagliante dell’ora di pranzo inonda di calore le campagne e le strade, il mare è calmo e silenzioso e si sente il solo canto delle cicale; sotto i pergolati dei terrazzi rinfrescati da rami di vite e bouganvillea, si gode il piacere di un buon piatto tipico accompagnato da due dita di vino…. bianco…. fresco…. tutto perfetto, parole sussurrate, gesti lenti, e, a conclusione, dopo pranzo, “co’ sta calandrella”,  è d’obbligo una mezzoretta di “cuntrora”…

Un bel pranzetto in terrazza sotto il fresco pergolato per combattere la calandrella che c'è fuori

Un bel pranzetto in terrazza sotto il fresco pergolato per combattere la calandrella che c’è fuori

Il rito del riposino pomeridiano, diventa d’obbligo, per chi, libero da impegni di lavoro, se lo può permettere…. nelle calde giornate d’estate. Alla base della sua definizione ci sono 3 termini che, come spesso succede nel dialetto napoletano, hanno origini geografiche e temporali molto distinte. calandrella calandrella

Calandrella = corrisponde a quella parte del giorno, in estate, il pieno pomeriggio estivo, in cui il sole picchia più forte, “l’ora d’e sierpe” come la chiamavano i contadini. Etimologicamente questa parola del dialetto napoletano, si fa derivare dallo spagnolo “calentar”, cioè riscaldare, da cui deriva “calentura” e quindi “calandrella”

Acalà = semplicemente il significato è quello di calare; per effetto di un operazione linguistica frequentissima nel dialetto napoletano, chiamata pròstesi, che fa precedere una vocale alla parola (uccello diventa auciello, ieri = aiere, oliva = auliva), il verbo calare diventa “acalare”; il senso del verbo è quello di abbassare, chinare, mettere giù  e deriva dal verbo greco “chalao” col significato di allentare, abbassare; chi non ricorda quello strano scioglilingua tipico napoletano, scambiato per una frase di origine orientale o esotica: Nunt’acalà m’acalìj (non calarti, mi calo io) calandrella

Cuntrora = questa parola deriva, etimologicamente, dal latino “contra hora id est” e cioè “ora contraria, inadatta al lavoro e da destinarsi al riposo”, per estensione il termine veniva applicato a quella parte del giorno, il primo pomeriggio, in cui la forte insolazione estiva impediva le lavorazioni nei campi e all’aperto in generale; l’accostamento con il riposo, la siesta di spagnola memoria, è presto fatto.

Ecco che la frase del titolo tradotta diventa: “con questo caldo, mi stendo per un riposino”…. pìù che una traduzione… prendetela come un’esortazione!!! calandrella calandrella calandrella calandrella

Un ringraziamento particolare all’amica Marialaura Mariniello per la gentile concessione di utilizzo della foto di copertina dell’articolo

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