Ferdinando, le quaglie, “o sciavichiello” e Palazzo Canale

Proviamo a immaginare una Capri senza turisti, proviamo a immaginare i capresi come persone semplici, inconsapevolmente fortunate nel vivere in questo paradiso terrestre naturalistico, ancora selvaggio e incontaminato, dèdite all’agricoltura e alla pesca, il cui tempo è scandito dalla regolarità della natura…. come è sicuro che la mattina sorge il sole, così è sicuro che in primavera e in autunno “passano” le quaglie…

L’isola di Capri, per sua natura (scarsissime riserve naturali di acqua) non è ricca di selvaggina, se si fa eccezione per qualche coniglio scappato e “inselvatichito”, o di qualche capretta, discendente di esemplari importati dal continente, ma, allo stesso tempo, per la sua posizione strategica – ultimo o primo, a seconda dei tragitti – è un punto fisso di approdo per i flussi migratori di volatili dalla Sicilia o dalle coste dell’Africa verso il nord Italia e il centro Europa.

La quaglia è un uccello migratore che tascorre gli inverni in Nord Africa e le estati in centro-est Europa

La quaglia è un uccello migratore che tascorre gli inverni in Nord Africa e le estati in centro-est Europa

In particolare a questo piccolo e paffuto uccelletto piace vivere a temperature miti e trascorrere i freddi mesi invernali in Africa, da cui risale in primavera per andare a nidificare nei paesi dell’Est europeo; in autunno – tra settembre e fine ottobre – ritorna a svernare in Africa. quaglie

Ecco perché, da sempre, le quaglie hanno scelto Capri e le altre isole del Tirreno come luogo privilegiato dove appoggiarsi prima di spiccare l’ultimo volo verso le calde coste del Nord Africa in autunno, e viceversa, in primavera. Queste nuvole di uccelli non sono certo passate inosservate ai contadini/pescatori capresi che, nei secoli, hanno trovato il modo di catturarle con i loro mezzi semplici. quaglie

La rete da pesca a strascico, detta "sciavichiello" era la preferita per catturare le quaglie

La rete da pesca a strascico, detta “sciavichiello” era la preferita per catturare le quaglie

Chi si immagina la classica sagoma scura del cacciatore armato di fucile, con cane al seguito, che si staglia nella fievole luce dell’aurora… rimarrà deluso, perché nel 1700 erano davvero pochi i Capresi che si sarebbero potuti permettere una simile attrezzatura; la proverbiale praticità dei capresi, unita alla conoscenza dei tempi e delle modalità di volo delle quaglie, permise la realizzazione di un sistema di reti – quelle che non erano più utilizzabili per la pesca –

che venivano alzate al passare degli stormi di quaglie che giungevano sull’isola con un volo basso e quasi radente; in pratica i capresi da pescatori di mare, diventavano, in quelle occasioni, pescatori del cielo! quaglie

Certamente tutti i capresi hanno sentito e molti praticato il “rito” dello “sciavichiello”. Immaginiamoci il classico giardino del vicino con alberi da frutto, peschi, albicocchi, ciliegi o gelsi selvatici ormai rarissimi belli maturi e profumati; un gruppo di ragazzini chiassosi in un caldo pomeriggio d’estate, a un certo punto il silenzio, uno sguardo complice e una frase sussurrata  “jamm’ a ffà ‘o schiavichiell’?”. Uno fa il palo, uno sale sulle spalle di un altro e inizia a riempire la maglia di frutti, cogliendo e mangiando, sporcandosi tutto. E poi al minimo suono via a mangiare tutto di nascosto, mentre il padrone dell’albero spostando rumorosamente qualche sedia finge di chiedersi chi mai sia stato… un gioco dei ruoli che ha un ché di teatrale…. Ebbene con la parola “schiavichiello” si intende anche, nel linguaggio marinaresco, un tipo di rete da pesca; in particolare una rete per la pesca a strascico che, in italiano, pare si possa chiamare sciabichello, e, neanche a farlo a posta, era la rete più utilizzata per la “parata alla quaglia”.

La pratica di "parare le reti" in alcune zone particolari ha lasciato segni nella toponomastica - zona le Parate, ossia i Due Golfi

La pratica di “parare le reti” si ritrova nella toponomastica – zona le Parate, ossia i Due Golfi

La pratica della cattura con le reti divenne così diffusa che gran parte della popolazione ci si dedicò – da qui l’attribuzione del soprannome di “quaglino” ad alcune famiglie – in maniera intensiva in alcune zone dell’isola; un po’ su tutta la costa scoscesa esposta a Nord si “paravano” le reti, ma in particolare nella zona denominata “due golfi”, altresì detta – appunto – delle “parate”. quaglie

Negli anni le ricche catture portarono i capresi a vendere nei mercati napoletani le quaglie catturate, e la voce giunse al re, il quale aveva 2 passioni: era un grande amante della caccia e gli piaceva frequentare e sentire l’umore della Napoli popolare dei mercati travestito da “lazzaro” (era infatti soprannominato Re Lazzarone).

Il re di Napoli, Ferdinando IV, detto anche Re Lazzarone (per l'abitudine di confondersi, travestito da lazzaro, appunto, tra i vicoli della città) o re Nasone, per questa sua "evidente" caratteristica estetica

Il re di Napoli, Ferdinando IV, detto anche Re Lazzarone (per l’abitudine di confondersi, travestito da lazzaro, appunto, tra i vicoli della città) o re Nasone, per questa sua “evidente” caratteristica estetica

Non ci mise molto, quindi a eleggere Capri come meta abituale per la sua passione, Ferdinando era un uomo che a disagio nei panni del sovrano. Avrebbe voluto condurre vita gaia e spensierata, libera e senza fastidi, alla napoletana si può dire, e invece era un re. I suoi divertimenti – la caccia, il gioco, gli scherzi, il dolce far niente trovarono il palcoscenico ideale in quell’isola di cui sentiva l’irresistibile richiamo quando si affacciava dalle finestre di Palazzo Reale.

Re Nasone (anche così veniva chiamato, sottovoce, dai suoi popolani) in primavera e in autunno, durante tutto il suo lunghissimo regno, si stabiliva sull’isola per dare la caccia alle quaglie che proprio in quei periodi passavano a pelo d’acqua provenienti e poi dirette in Africa. I Borbone avevano molti casini di caccia, tante residenze, ma a Capri non vollero mai costruirne una e si accontentarono, si fa per dire, di Palazzo Canale.

Palazzo Canale, è stato residenza di re e comandanti che di volta in volta si sono stabiliti a Capri tra il 1700 e il 1800

Palazzo Canale, è stato residenza di re e comandanti che di volta in volta si sono stabiliti a Capri tra il 1700 e il 1800

Una significativa parentesi merita questo edificio tra i più importanti e presenti nella storia della Capri moderna. Il nucleo originario risale al XIV secolo. Nel 1689 Palazzo Canale era di proprietà dell’arcivescovo di Capri Michele Gallo Vandeneynde che lo lasciò in eredità alle monache del convento del SS. Salvatore. Alla metà del Settecento fu acquistato dal baronetto inglese sir Nathaniel Thorold. Nel 1750, il palazzo venne ristrutturato da Marziale Desiderio ed arredato in maniera lussuosa. L’edificio visse il suo momento di fulgore con l’arrivo a Capri di Ferdinando IV, quando divenne residenza del re. Durante l’occupazione inglese del 1806 divenne la residenza del comandante Hudson Lowe, governatore dell’isola. Dal 1808 al 1815 fu quartiere generale dei francesi e veniva indicato con il nome di Maison Blanche. Ora la sua storia gloriosa è stata frazionata in appartamenti prestigiosi

Fortunatamente la pratica della cattura delle quaglie con le reti è caduta totalmente in disuso da diverse decine di anni, così come quella della pesca a strascico… ma trattandosi di un “momento” importante nel percorso evolutivo della società caprese, credo sia importante conservarlo e tramandarlo in quanto tale…

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