La grotta della paglia

La grotta come una macchia di colore giallo-rossiccio è visibile a metà della parete rocciosa tra Tamborio e la Sementella

La grotta come una macchia di colore giallo-rossiccio è visibile a metà della parete rocciosa tra Tamborio e la Sementella

Tra gli appassionati di toponomastica locali, non sono poi molti quelli che sapranno parlarvi della Grotta della Paglia (o del fieno): si tratta invero di un luogo arcano e remoto, appartenente ad una geografia secondaria, quasi segreta dell’isola di Capri.

 

L’etimologia del nome andrebbe ricercata nella funzione cui essa assolveva in epoca antica, quella della seccatura del fieno:

L'esposizione a sud, mantiene la grotta asciutta e priva di infiltrazioni di acqua, responsabili della formazione di stalattiti

L’esposizione a sud, mantiene la grotta asciutta e priva di infiltrazioni di acqua, responsabili della formazione di stalattiti

in effetti la grotta vanta una ottima esposizione al sole e, contrariamente alla gran parte delle caverne isolane, si presenta asciutta e relativamente privo di umidità, tant’è che al suo interno non solo visibili stalattiti. Dico la mia opinione, ovviamente suscettibile di errore: l’etimo del nome è da ricercare altrove, appare improbabile a mio avviso che un’operazione ripetitiva e periodica come la seccatura del fieno possa essere stata svolta in un sito così inaccessibile.

La grotta, in verità poco più che una fenditura nella montagna , rimane infatti ubicata lungo una parete rocciosa quasi verticale che da Tamborio declina verso la baia della Sementella.

L'accesso consigliato solo agli esperti del territorio si trova attraverso un boschetto di macchia a metà della strada per l'arco naturale

L’accesso consigliato solo agli esperti del territorio si trova attraverso un boschetto di macchia a metà della strada per l’arco naturale

Raggiungerla richiede un buon esercizio fisico e una discreta dose di coraggio, vista la difficoltà e la pendenza del percorso: il sentiero ad ogni modo si dipana in prossimità dell’Arco Naturale, ove oggi sorge un brutto manufatto abusivo che va superato per poi immettersi nel bosco; giunti presso una radura si potrà ammirare la grotta quasi verticalmente sul proprio capo e per i più arditi v’è la scalata nella fitta macchia mediterranea e sui pizzi aguzzi fin dentro la grotta.

Visto dal suo interno, l’antro rivela un fascino omerico, ancestrale, come una sorta di vagina calcarea dalle venature sanguinee: la presenza di ferro nella roccia dona infatti alla grotta quel colore amaranto di cui parla anche Neruda e che visto da lontano sembra scadere nel giallo paglierino, da cui ritengo provenga l’etimo di Grotta della Paglia. Tra lo stornire dei gabbiani e il librarsi nell’aria dei falchi, tra il profumo di rosmarino e gli effluvi di mirto e lentisco, sostare in questo luogo donerà la sensazione di essere sospesi tra terra e cielo.

Il quadro è visibile nella sala comunale del municipio di Capri

Il quadro è visibile nella sala comunale del municipio di Capri

Il richiamo omerico e la suggestione romantica del luogo non devono essere sfuggiti ad uno dei tanti artisti che hanno dimorato nella nostra straordinaria isola: tale Preller Friedrich, apprezzato pittore tedesco di epoca romantica, giunto nel sud Italia sull’onda emotiva di Goethe, nella sua onirica ambientazione pittorica di un’Odissea a Capri, scelse proprio questo remoto e misterioso antro come la grotta entro cui viveva Polifemo, dal cui interno poi il gigante avrebbe scagliato all’indirizzo del fuggitivo Ulisse quei massi enormi conosciuti or col nome di Faraglioni. Il quadro è tutt’oggi visibile presso la sede municipale del Comune di Capri.

Articolo di: Andrea Esposito

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