Il Mirto, re della macchia mediterranea

Ci sono due momenti dell’anno in cui la “murtella” (così chiamiamo in dialetto caprese questa pianta preziosa) col suo profumo inebriante, manifesta la sua regalità nella macchia;

Visto di sfuggita, un cespuglio di mirto fiorito sembra un cielo notturno puntellato di stelle

Visto di sfuggita, un cespuglio di mirto fiorito sembra un cielo notturno puntellato di stelle

da maggio a luglio i cespugli si puntellano di fiori bianchi, delicati e profumati e la vegetazione arrampicata sulle rocce si trasforma in un verde “cielo stellato”; a fine autunno, tra novembre e dicembre, invece, le bacche blu sembrano dare una sfumatura violacea alle ombre lunghe e agli scorci del mare d’inverno; la storia del mirto è molto antica, complessa e affascinante, ricca com’è di simbolismi e leggende come poche altre piante aromatiche possono vantare. Innanzitutto il mirto (nome scientifico Myrtus Communis) non è il mirtillo; in realtà sono imparentate però la differenza principale, oltre alle zone di diffusione – la prima è una pianta tipica della macchia mediterranea, diffusa quindi su tutte le coste tra la Spagna e la Turchia, che cresce dal litorali battuti dalla salsedine marina fino ai 4-500 metri, mentre la seconda cresce e si sviluppa nelle regioni del centro e nord Europa, o comunque su terreni con un altitudine dai 500 metri in su (nome scientifico Vaccinium myrtillus) – la potete capire assaggiandone le bacche: il mirtillo è dolce e succoso – non a caso utilizzato per marmellate, succhi e guarnizioni per pasticceria -, provate invece a mettere in bocca una bacca di mirto e vedrete…. anzi andrete di corsa a cercare un bicchiere d’acqua.

le bacche bluastre del mirto enfatizzano i colori scuri e violacei dei panorami invernali

le bacche bluastre enfatizzano i colori scuri e violacei dei panorami invernali

Questa pianta era considerata sacra già presso i Greci e da loro fu associata, con una duplice simbologia, sia alla morte che all’amore, alla luce come alle tenebre. Infatti da una parte gli antichi offrivano rami di mirto ai loro defunti perché si diceva che ne crescessero boschetti nell’Ade (il regno dei morti), considerandola una pianta funeraria, dall’altra fu sempre associata a divinità femminili e all’amore. Nella mitologia il nome di molte eroine e amazzoni avevano nel loro nome la stessa radice del mirto come Myrine, Myrtò e Myrsyne. Quest’ultima era una guerriera uccisa da giovani invidiosi della sua abilità in battaglia che Atena impietosita per la sua sorte trasformò in mirto. Secondo un altro mito greco Afrodite (Venere), la dea dell’amore, al suo nascere dalla spuma del mare, per coprire le sue nudità si rifugiò in un boschetto di mirti. Ma fu nell’antica Roma – chiamata “la città del mirto”, per gli alberi di mirto che esistevano nel territorio su cui fu fondata – che questa pianta ebbe la consacrazione definitiva a Venere, dea della bellezza, e se ne piantavano boschetti in suo onore. Secondo Plinio coltivare il mirto nei luoghi pubblici significava onorare Venere affinché la dea offrisse la sua benefica energia di pace e bellezza. Nella Roma antica corone di mirto venivano poste sul capo degli sposi durante il banchetto nuziale per augurare una felice e prospera vita coniugale da qui il nome “Myrtus coniugalis”. Anche nell’Antico Testamento il mirto è ricordato perché in Israele si intrecciavano ghirlande di mirto da offrire alle giovani donne quando andavano spose. Lo stesso poeta latino Virgilio, il più legato all’istituzione e fondazione di Roma, fece spesso riferimento al mirto e alla sua sacralità. In un famosissimo passo delle Georgiche, poema dedicato alla campagna, per i mirti usò l’espressione “amantis litora myrtos”, cioè “i mirti innamorati delle spiagge”, avendo osservato come essi preferiscano vivere in zone calde e soleggiate; mentre nella settima egloga segnalò il mirto come pianta sacra a Venere: “il pioppo è gratissimo a Ercole, la vite a Bacco, il mirto a Venere bella, a Febo il suo alloro”. Da quel momento la pianta divenne il simbolo della poesia d’amore, e in vincitori delle gare di poesia venivano premiati con una corona di mirto. Nella cultura popolare le caratteristiche di questo nobile arbusto – il mirto contiene tannino, olio essenziale formato principalmente da mirtolo e geraniolo, resine, acido citrico e acido malico, vitamina C – vengono da sempre valorizzate sotto forma di decotto preparato con le sue foglie e addolcito con miele, grazie alle sue numerose proprietà: astringente, balsamiche, antinfiammatorie delle vie respiratorie ed antisettiche, invece come infuso, sempre utilizzando le sue foglie, è un ottimo astringente intestinale ed un antiemorragico.

Il liquore di mirto è uno dei digestivi più diffusi sulle coste e le isole

Il liquore di mirto è uno dei digestivi più diffusi sulle coste e le isole

In cucina poi…. con le foglie del mirto si aromatizzano gli arrosti; il fumo dei rametti sulla brace del barbecue conferisce un piacevole aroma alla grigliata, mentre con i fiori si possono decorare e profumare le macedonie di frutta; insieme con il finocchio selvatico e l’alloro serve a profumare la salamoia delle olive nere “all’acqua”; infine unito all’alcool e allo sciroppo di acqua e zucchero costituisce uno dei digestivi più diffusi nelle case capresi… dopo il limoncello.

Antonio Valestra

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